Aldo Novarese. La comunicazione del carattere

Aldo Novarese. La comunicazione del carattere
16 Giugno 2020 Alessandra Crocetta

Il 29 Giugno 1920 nasceva Aldo Novarese, disegnatore italiano di caratteri tipografici. La sua è stata una figura eclettica nel panorama artistico italiano.

Disegnatore di caratteri, docente di estetica grafica, saggista, fotografo, pittore e bozzettista grafico ha fatto parlare di se per la sua produzione tipografica e per la sua discussa classificazione dei caratteri tipografici. Quando ho scelto di approfondire il lavoro di Novarese, ero all’ultimo anno in Laura specialistica a Venezia. Al tempo frequentavo il corso di Leonardo Sonnoli di design della tipografia. La storia dei caratteri tipografici mi ha sempre affascinata ed è da quella che comincio quando realizzo un logo o una brochure.

Non esistono caratteri brutti, ma solo caratteri mal utilizzati (Aldo Novarese)

E’ da questa frase che vorrei partire per raccontare la mia storia su Aldo Novarese. Nel mio progetto di tesi, ho scelto di mettere in luce la relazione tra tipografia e grafica. Novarese nel corso delle sue molteplici esperienze aveva cercato di stabilire un rapporto tra il mondo della tipografia e quello della grafica, informando il graphic designer sulle possibilità espressive di un dato alfabeto. Ogni artefatto grafico da lui progettato era condizionato da una costante ricerca dei mezzi più idonei per comunicare le sue scritture.

Il titolo scelto, Aldo Novarese. La comunicazione del carattere, mira a sintetizzare ogni fase del lavoro di Novarese. Ognuno di noi è al corrente dei molteplici significati della parola “comunicazione”.  La comunicazione esprime sia il quotidiano scambio verbale tra persone, sia la pubblicità o le pubbliche relazioni.

Aldo Novarese nel corso della sua attività si era servito sia della forma geometrica di un carattere sia della pagina come mezzo di trasmissione di informazioni. La tesi è composta da due volumi. Nel primo è raccolta la ricerca mentre nel secondo gli apparati e le fonti citate.

La tesi elaborata si può dividere in quattro sezioni. I capitoli 1-4 hanno un carattere storico e analizzano alcuni momenti determinanti nella formazione del type designer.

Il capitolo 5 ha un carattere più sperimentale poiché i risultati emersi sono frutto delle mie riflessioni. La divisione in quattro decenni degli specimen Nebiolo è servita sia per far emergere l’evoluzione grafica del designer, sia per ordinare la produzione tipografica.

I capitoli 6-11 affrontano le questioni legate all’ambiente della fonderia caratteri e alla figura di Novarese: dall’evoluzione degli house organ, all’attività didattica condotta attraverso la pubblicazione di saggi sulla storia della scrittura; dalla collaborazione con il periodico «Graphicus» e il contributo all’estetica grafica delle copertine, sino al lavoro da free-lance e i contatti con la ITC – International Typeface Corporation di New York. Il capitolo 12 affronta un aspetto significativo nella storia del design: i lavori d’equipe. Anche nello specifico della mia indagine, gli anni Sessanta segnarono una svolta all’interno della Fonderia Nebiolo e in particolare nella metodologia lavorativa, legata al design dei caratteri. L’originalità del progetto è data dall’analisi condotta sulla componente grafica. Aldo Novarese è stato un personaggio straordinario per il design italiano ma i saggi dedicati al suo lavoro lo descrivono solo come type designer.

In questa tesi ho cercato di dare rilievo l’attività di bozzettista grafico sottolineando lo stretto legame tra il disegno dei tipi e la loro comunicazione.
Novarese non aveva cercato di svolgere solamente una funzione di promotore, ma soprattutto di informatore. In questa ricerca è emerso che un carattere non va inteso come un oggetto qualsiasi, che richiede una promozione semplicemente legata al mercato adeguandosi alle regole di persuasione, ma va presentato in base alla sua forma e alle sue geometrie.

Disegnare un carattere è un’attività che richiede sensibilità e conoscenza, promuoverlo richiede una preparazione analoga.

Quando la Nebiolo orientò la sua produzione verso lavori d’equipe, Novarese incorse in un confronto con la più moderna progettazione grafica, rappresentata in quel periodo proprio dai collaboratori del carattere Forma. In quel periodo la direzione si convinse che il ruolo del progettista dei caratteri andasse distinto da quello del grafico e pertanto pensò che la promozione dei propri caratteri dovesse essere affidata a quei grafici che per anni avevano contribuito al successo del design italiano.

Come aveva ricordato l’autore di Punt e Mes, Armando Testa, «fare pubblicità di un carattere è cosa delicata ed impegnativa», solamente colui che ne disegna la forma, quasi una madre con i suoi figli, può trasmettere efficacemente le caratteristiche più nascoste di un alfabeto.

Novarese ideò oltre 100 famiglie complete di caratteri: oltre ad aver dimostrato bravura e aver maturato una solida esperienza, cercò di far “parlare” i suoi alfabeti, proprio come questi, a loro volta, “comunicavano” con lui. Sergio Polano, docente all’Università di Venezia, conobbe personalmente il type designer torinese e nel corso dell’intervista, a me rilasciata, ha regalato un’immagine estremamente interessante per sintetizzare il rapporto di Novarese con la scrittura e con l’ambiente della tipografia.

«Una volta gli chiesi che impressione gli faceva vedere i suoi caratteri utilizzati nell’ambiente urbano e mi rispose “li sento parlare”» (Sergio Polano).

Come emergerà nei vari capitoli della tesi, l’adeguarsi a molteplici modelli e stili grafici da parte di Novarese, servì per “comunicare” lo spirito formale e funzionale delle sue creazioni. Ogni alfabeto è dotato di una propria “personalità”; per queste ragioni risulterebbe riduttivo e poco obiettivo giudicare il suo stile grafico “artigianale”, come aveva espresso in varie occasioni il team milanese.

Novarese non aderì a correnti precise, ma mantenne un atteggiamento eclettico nei confronti della grafica e dei lavori dei suoi contemporanei, proprio perché attento al tipo di prodotto oggetto della promozione, i caratteri appunto. Tradurre in uno schema generale la progettazione grafica di Novarese risulta poco efficace soprattutto perché come type designer fu costretto a dividersi in due correnti ideologiche e di mercato.

Da un lato la richiesta dei tipi “fantasia” che suggerivano fascicoli-lancio legati alla tradizione tipografica; dall’altro la modernità, con caratteri lineari e “oggettivi”, che necessitavano di una maggiore gamma di applicazioni.

Se volete approfondire la mia ricerca vi riporto i link dai quali consultare la tesi completa e gli apparati.

Aldo Novarese. La Comunicazione del carattere

Aldo Novarese. Apparati

Vorrei inoltre ringraziare Leonardo Sonnoli, Carlo Vinti e Giovanni Anceschi mie docenti universitari con i quali ho avuto modo di confrontarmi in questa tesi. Sandro Berra coordinatore della Tipoteca Italiana che mi ha aiutato e guidato durante la mia ricerca. Grafiche Antiga per l’ospitalità nel loro Museo del carattere. Infine ringrazio la mia famiglia per il grande supporto e sostegno in questa avventura.